Museo Internazionale della Fisarmonica

CIVICO MUSEO INTERNAZIONALE DELLA FISARMONICA CASTELFIDARDO
L'AFFASCINANTE STORIA DELLA FISARMONICA

La fisarmonica (dal tedesco Physharmonika, non e composto avente origine dalle parole greche Physa - mantice - e Harmonikòs - armonico) è uno strumento musicale a pressione pneumatica appartenente alla famiglia degli aerofoni.
Si compone di tre distinte parti: la tastiera per la mano destra che dà la melodia, il mantice e la tastiera (o bottoniera) per la mano sinistra che serve per l'accompagnamento.
L'anima della fisarmonica è l'ancia (la "voce"): una piastrina metallica sulla quale è incastonata una lamella di acciaio che vibra con l'aria emessa dalla compressione del mantice.

Tre sono modelli più popolari di fisarmonica: la "diatonica", il cui suono è diverso a seconda che il movimento del mantice sia in andata (apertura) o in ritorno (chiusura); la "cromatica",
che permette di utilizzare la gamma completa di dodici suoni (la tastiera per la mano destra di questo modello è a "bottoni"); infine la fisarmonica a "piano", in cui la tastiera per la mano destra è simile a quella di un pianoforte, con i tasti bianchi e neri.
La fisarmonica, questo strumento tanto caro a generazioni d’italiani, a ben considerarla è un capolavoro di meccanica fine (il dispositivo meccanico per il funzionamento delle valvole dei bassi e degli accordi fa arrossire il dispositivo, ben più noto, della tasteria delle macchine per scrivere), e un'eccellente opera di fluidodinamica (si pensi alla tenuta stagna del mantice e delle valvole che aprono e chiudono l'accesso dell'aria alle "voci") ed è costituita da alcune centinaia di pezzi costruiti con i materiali più diversi tra i quali menzioniamo l'abete, l'acero, il mogano ed il noce tra i legnami; l'acciaio, il duralluminio e l'ottone tra i metalli; il prezioso cachemire, il feltro e la tela nonché pelli di agnello, capretto e cuoio, celluloide, gomma e cera vergine.

L'affascinante storia della fisarmonica, che rivive in questo Museo inaugurato nel 1981, inizia addirittura 4.500 anni or sono, quando in Cina appare il Cheng: lo strumento che per primo utilizzò il principio dell'ancia libera, fatta vibrare da una fonte d'aria.
Copia di questo strumento può essere ammirata nella prima vetrina della stanza di destra per chi entra nel Museo.
Ma è il viennese di origine armena Cyril Damian che a Parigi, il 6 maggio 1829, brevetta l'Accordeon: un piccolo strumento di quattro ottave che dà il via alla realizzazione di uno strumento musicale assolutamente rivoluzionario.
L'originale del brevetto è riprodotto in un pannello fotografico collocato all'ingresso del Museo, di fianco al ritratto di Paolo Soprani, fondatore dell'industria italiana della fisarmonica.

In Italia la fisarmonica o, meglio. l'organetto, appare nel 1863.
Un pellegrino di passaggio nel territorio di Castelfidardo, diretto al Santuario della "Madonna Nera" di Loreto, sosta casualmente presso la casa colonica di Antonio Soprani.
Con sé ha una rudimentale scatola musicale: l'Accordeon; uno strano oggetto che muove la curiosità di Paolo Soprani, figlio maggiore di Antonio, il giovane Paolo apre lo strumento, lo scompone e immediatamente intuisce la possibilità di costruirne altri simili.
Ottiene in dono l'Accordeon e, in poco tempo, l'ex contadino riesce ad aprire nel centro di Castelfidardo un piccolo laboratorio artigianale ed a vendere il prodotto - esteticamente e musicalmente migliorato - soprattutto nella vicina Loreto, meta continua di un notevole afflusso di pellegrini.

Nasce così, tra storia e leggenda, l'industria italiana della fisarmonica. Tredici anni dopo, esattamente nel 1876, a Stradella in provincia di Pavia Mariano Dallapè, originario di Cavedine del Trentino, inizia anche lui a costruire armoniche in serie, forse influenzato dalla curiosità che destava in Tirolo l'Accordeon del Damian.
Il Soprani e il Dallapè non si conoscevano e non s’incontrarono mai, ma ebbero le stesse intuizioni sullo sviluppo dello strumento musicale: il primo, perfezionando il brevetto del viennese, riuscì a far conoscere l'organetto in ogni contrada; il secondo, apportando innovazioni fondamentali, aprì la via alla futura fisarmonica.
Dai due poli di sviluppo, ma soprattutto da Castelfidardo, la costruzione dell'organetto si espande in breve tempo, grazie anche ai numerosi collaboratori dei due pionieri che iniziano la costruzione in proprio.

Nel 1865, a Macerata, Cesare Pancotti apre la seconda fabbrica italiana; seguono nel 1872, a Castelfidardo, Settimio Soprani, fratello di Paolo; nel 1886, a Recanati (MC) Giovanni Chiusaroli; nel 1888, a Castelfidardo, Sante Crucianelli.
L'ultimo decennio del secolo scorso vede un fiorire impressionante di laboratori: iniziano la loro attività Luigi e Giorgio Savoia a San Giovanni in Croce (CR), Giuseppe De Bernardi a Diano Marina (IM), Giuseppe Janni a Giulianova (TE), Pasquale Ficosecco a Castelfidardo, Antonio Ranco a Vercelli, Ercole Maga a Stradella, Fidele Socin a Bolzano, i fratelli Scandali a Camerano (AN).

La popolarità della fisarmonica incomincia ad interessare anche grandi musicisti che per essa scrivono interessanti partiture musicali.
E il caso di Petr llic Ciaikovski, che nel 1883 introduce una parte per Accordeon nella "Suite n. 2 in Do Maggiore"; di Umberto Giordano, che nel 1898 fa suonare la fisarmonica nel 3° atto della "Fedora"; di Alban Berg nel 1° atto del "Wozzek" (1921) e ancora, per venire più vicini ai nostri tempi, di Darius Milhaud e di Dmitri Sostakovic.
Il mondo conosce in maniera più approfondita la fisarmonica nei primi anni di questo secolo.
In Francia, nell'impero Austro-Ungarico, in Russia e nelle Americhe essa è già conosciuta tra la borghesia, ma i ceti medio-bassi incominciano ad apprezzarla anche grazie ai nostri emigrati.
Infatti sono proprio questi ultimi i veri divulgatori dello strumento poiché spesso emigrando in cerca di lavoro, specialmente nelle Americhe, portavano con sé la fisarmonica la cui melodia li avvicinava con il pensiero alla casa, alla famiglia, alla natia terra lontana.
Con l'invenzione della celluloide, avvenuta negli Stati Uniti d'America, e con l'apporto della madreperla, l'estetica dello strumento cambia, ed alcuni esemplari esposti in questo Museo dimostrano come l'arie dell'intarsio applicata alla fisarmonica raggiunga a volte vertici eccelsi.

L'anno di maggiore espansione della produzione e della diffusione nel mondo della fisarmonica è senza dubbio il 1953.
Solo dall'Italia infatti vennero esportati circa 200.000 pezzi, ed altrettanti dai centri tedeschi di Trossingen e di Klingenthal.
In questi ultimi anni l'avvento dell'elettronica ha influenzato anche il nostro popolare Strumento: fu Felice Fugazza, compositore e insegnante di musica al Conservatorio di Bologna, che nel 1960, per primo, inserì i transistors nella fisarmonica.
Oggi lo strumento annovera migliaia di estimatori in tutto il mondo e da diversi anni, specialmente nei paesi dell'Est Europa, è entrato di diritto nei Conservatori di musica.
Anche in Italia l'immagine della fisarmonica ha subito un'evoluzione sostanziale lasciandosi alle spalle l'idea di strumento per sola musica popolare o da intrattenimento grazie a compositori come Franco Alfano, Felice Fugazza, Luciano Fancelli, Ferrari-Trecate e a fisarmonicisti difama mondiale come Gorni Kramer, Gervasio Marcosignori e Salvatore Di Gesualdo, per citarne solo alcuni italiani.

Dal 1984 la fisarmonica è divenuta materia d’insegnamento anche in alcuni Conservatori italiani.Watch movie online The Transporter Refueled (2015)

Dal depliant "Castelfidardo"